Tuesday, 8 April 2008

Today I've decided to use my wings / Oggi ho deciso di usare le mie ali

When I was born I was given a present I rarely used. It was a pair of wings that I could strap on and enable me to fly.

Life’s eternal struggles made me forget what a beautiful gift I was given. Heaviness has made me forget the lightness of being.

I saw it there hanging from a nail near my spinning bicycle and weights bench. Years of dust tarnished the looks but today I decided it was time to use them.

Surprisingly enough the leather straps fitted snugly in place without any effort. They felt as if I had always worn them all through these years.

I thought I would not remember how to fly but as if by magic as I tightened the last silver engraved buckle, these small white wings moved and twitched, coming to life. They grew in size to adjust to my grown up stature.

Curious, I went in front of the mirror and saw these two enormous fluffy wings settling in and becoming part of me. They seemed half way in between the classical angels wings but with a seagulls span.

I wondered how on earth (or should I say how on the sky) I was going to fly?

I went on the balcony. Looked around not daring to look down least I got frightened. Rain was pouring down fast. Couldn’t have I chosen a better day? Will the rain wet the feathers and prevent me from flying? Birds do fly while raining. Why should I not?

Maybe I just should pay attention not to wet the underside part. That’s what someone told me as an explanation about how birds fly while it is raining when I was a child.

So I closed my eyes, tilted my head upwards. All of a sudden I felt something stretching on my back and a strange ascending thrust pulled my unexpected light body, off the ground.

I opened my eyes and there I was slowly gaining speed, rising towards the grey clouds. Rain droplets hit my face but it didn’t matter.

This incredible lightness was like an euphoric drug. The more it increased the more I wanted it. The more it became part of me.

I was now reaching the clouds. I felt I was being shrouded in a wet but cosy cloth. Noises dampened and colours drifted slowly from grey to vibrant white.

Until all of a sudden I felt a strange warmth reaching through and in no time I was blinded by the sun’s rays.

How beautiful it was being there. I titled horizontally and I sailed unbelievable smoothly on the bed of clouds. Now and then I dipped in the velvety sea to soar up again towards the sun. I was curious to feel the ever changing consistency of the clouds.

I relaxed. It seemed I had an innate automatic pilot. I closed my eyes, spread my arms, stretched my wings and tilted my head towards the sky.

I let myself being filled with this golden nurturing light. I let myself relax and let be.

I knew that I couldn’t stay there for ever. That my place was also on earth. But I also knew now that this was always part of me and whenever I wanted to, when heaviness dulls my senses I can also come back here. Have my fill, relax and look at my life from up here.

It’s amazing how life’s perspective changes!


Quando sono nata mi è stato dato un regalo che raramente ho utilizzato. Sono un paio di ali che posso allacciare con delle cinture e che mi permettono di volare.

Le eterne lotte della vita mi hanno fatto dimenticare che bel dono mi è stato regalato. La pesantezza mi ha fatto dimenticare la leggerezza dell’essere.

Le ho viste lì attaccate ad un chiodo vicino alla mia bicicletta da spinning e alla panca per i pesi. Anni di polvere hanno incupito l’aspetto ma oggi ho deciso che è tempo di usarle.

Con stupore i lacci di pelle si adattano perfettamente senza nessun sforzo. Sembra che le ho portate addosso per tutti questi anni.

Credevo che non avrei ricordato come volare ma come per magia nel frattempo che stringevo l’ultima fibbia d’argento intarsiata, queste piccole bianchi ali si muovevano e contraevano, prendendo vita. Sono cresciute in stazza per adeguarsi alla mia statura adulta.

Curiosa, sono andata davanti allo specchio e vidi queste due enormi ali coperte di peluria adagiarsi diventando parte di me. Sembravano una via di mezzo fra le ali classiche d’angelo e l’apertura alare di un gabbiano.

Mi domandavo, come diamine avrei fatto a volare?

Sono andata sul balcone. Mi sono guardata in giro evitando di rivolgere lo sguardo in giù temendo che la paura mi assalisse. La pioggia scendeva veloce. Non potevo scegliere una giornata migliore? La pioggia bagnerà le mie ali impedendomi così di volare? Gli uccelli volano quando piove. Perché non dovrei io?

Forse dovrei fare attenzione a non bagnare la parte sottostante. Questo è quello che qualcuno mi ha detto da bambina per spiegarmi come gli uccelli volano anche quando piove.

Quindi chiudo gli occhi, inclino la testa in su. Improvvisamente sento qualche cosa che si stiracchia sulla mia schiena e una strana forza ascendentale spinge il mio inaspettato corpo leggero via dal suolo.

Apro gli occhi e eccomi che lentamente prendo velocità, salendo verso le nuvole grigie. Le gocce di pioggia centrano il mio viso ma non mi danno fastidio.

Questa incredibile leggerezza era come una droga euforica. Più aumentava e più ne volevo. Più diventava parte di me.

Stavo ora raggiungendo le nuvole. Mi sentivo come se fossi coperta da un velo bagnato ma accogliente. I rumori si erano attutiti e i colori si spostarono lentamente dal grigio al bianco vibrante. Fino a che improvvisamente ho sentito uno strano calore che trapelava e in un batter d’occhio sono stata accecata dai raggi del sole.

Che bello era essere lì. Mi sono inclinata orizzontalmente e veleggiavo incredibilmente senza sussulti sul letto di nuvole. Ogni tanto mi tuffavo in quel mare vellutato per risalire verso il sole. Ero curiosa di sentire la consistenza sempre diversa delle nuvole.

Mi sono rilassata. Mi sembrava di avere un innato pilota automatico. Ho chiuso gli occhi, estese le mie braccia, allungato le mie ali e inclinato la mia testa verso il cielo.

Mi sono lasciata riempire di questa luce amorevolmente dorata. Mi sono rilassata e lasciata tranquillamente essere.

Sapevo che non potevo stare lì per sempre. Il mio posto era anche sulla terra. Ma ora sapevo anche che questo avvenimento ha sempre fatto parte di me e quando l’avrei desiderato, quando la pesantezza avrà di nuovo soffocato i miei sensi, io posso tornare qui. Fare il mio rifornimento, rilassarmi e guardare la mia vita da qua su.

E’ incredibile come la prospettiva della vita cambia!

5 comments:

Anonymous said...

Spero di incontrarti durante i miei voli. Le mie ogni tanto le nascondo ma sono un richiamo troppo forte per rinunciarci. Ogni tanto mi piace anche assaporare l'immensità del cielo da quaggiù, dalla madre terra, ben consapevole che la visuale, nonostante le prospettive, nonostante le possibili diversità, ha la stessa essenza.
Gael

Zorba said...

Già .. è davvero incredibile! Belle parole le tue

Zorba said...

Pubblicato l'esito del concorso ... chi è Zorba?

Eshne said...

This is so beautiful Acquafortis. You have a wonderful imagination.

Acquafortis said...

Thank you Eshne. Your comments are always very valued.
Welcome back.