Friday, 28 March 2008

Your child and daughter / La tua bambina e figlia

Sometimes writing is the only means to come to terms with emotions, with facts of life that are too painful to be kept inside just as a concept. Our body becomes a too small a container to withhold all the outflow of emotions held back, never expressed or even conceptualised. Writing helps pointing down the ache and ease its letting go.


I keep coming back and forth to my mother. She’s a diamond with a thousand and one faces that impregnates with its light my temporary reality, my way of thinking, my way of dealing with life. It is a life-long process dividing myself from herself. A life-long process of understanding who I am.


A life-long process in coming to terms with a void her presence has left in my existence. An emptiness of a daughter grown up to an adult that unconsciously still yearns for that mother that refused her love and understanding.


So here I am today in front of this undeniable truth, standing on my two feet, pinpointing the emptiness with words, encapsulating it in phrases so to delimitate and understand, forgive and bless and out of nothing create.


I forgive you mother even if I think you never accepted or tolerated me as your child and daughter.

I forgive you mother even if I still think you never accepted or tolerated me as your child and daughter.

I forgive you mother even if I will never stop thinking that you never accepted or tolerated me as your child and daughter.

(Letting go by Wings of Sorrow)

Alcune volte scrivere è l’unico mezzo per venire a capo di emozioni, di fatti nella vita che sono troppo dolorosi per essere tenuti dentro solo come un concetto. Il nostro corpo diventa un contenitore troppo piccolo per tenersi dentro tutta quella sgorgata di emozioni trattenute, mai espresse o ancor meno concettualizzate. Scrivere aiuta a puntare il dito dove duole ed aiutare il suo lasciare andare.

Ritorno sempre a mia madre. Lei è come un diamante con mille sfaccettature che impregna con la sua luce la mia realtà temporanea, il mio modo di pensare, il mio modo di gestire la vita. E’ un processo lungo una vita, quello di dividere il mio io da lei. Un processo lungo una vita il capire chi sono.

Un processo lungo una vita per venire a termini con il vuoto che la sua presenza ha lasciato nella mia esistenza. Il niente di una bambina che è cresciuta in una donna che subconsciamente ancora anela per quella madre che le ha rifiutato il suo amore e la sua comprensione.

Quindi eccomi qui oggi di fronte a questa verità innegabile, ergendomi sui miei due piedi, meticolosamente puntando il dito a quel nulla con le parole, incapsularlo in frasi per delimitare e capire, perdonare e benedire, e dal niente creare.


Io perdono te mamma anche se credo che non mi hai mai accettata né tollerata come tua bambina e figlia.

Io perdono te mamma anche se credo ancora che non mi hai mai accettata né tollerata come tua bambina e figlia.

Io perdono te mamma anche se non smetterò mai di credere che non mi hai mai accettata né tollerata come tua bambina e figlia.

2 comments:

Zorba said...

Risulta difficile poter commentare qualcosa di così intimo.. spero solo che ora ti senta più libera.. e svuotata di tutte quelle cose non dette e accumulate nel cuore...

Acquafortis said...

Grazie Zorba è un costante e lento recupero di me stessa.